Il trucco originale. Da Ghergo a Schifano: una storia del cinema fotografato ad arte

s.t. foto libreria galleria, Roma
26 ottobre – 28 novembre 2010

In collaborazione con

Fondazione Cinema per Roma
Festival Internazionale del Film di Roma

Il trucco  originale
Da Ghergo a Schifano: una storia del cinema fotografato ad arte

a cura di Matteo Di Castro

martedì 26 ottobre, ore 19:00

 

Dopo POP SHOW. La storia del cinema colorata a mano, s.t. foto libreria galleria presenta,  in occasione del quinto Festival Internazionale del Film di Roma (28 ottobre – 5 novembre 2010), un nuovo progetto espositivo legato alla memoria cinematografica.


Anonimo: Monica Vitti
L’idea di partenza è ancora quella di raccontare i rapporti tra cinema e fotografia muovendo da un approccio collezionistico alle immagini del passato, proponendo dunque solo fotografie originali: stampe vintage, di varia origine e formato, raccolte da s.t. nel corso dei primi tre anni di attività della galleria.


Tazio Secchiaroli: Marcello Mastroianni

Anziché puntare su un fondo fotografico omogeneo  (l’archivio di un’agenzia, di un fotografo, o una raccolta di immagini dedicate a una singola personalità), in questo caso si è scelto di procedere attraverso un lavoro di montaggio.
Da una serie di fondi fotografici dispersi sono state selezionate una cinquantina di immagini, capaci di documentare le molteplici sollecitazioni che l’universo simbolico del cinema ha offerto ed offre alla creatività del fotografo e alla sensibilità estetica contemporanea.


Arturo Ghergo: Alida Valli

In questa storia del cinema fotografato ad arte confluiscono, in primo luogo, le opere di alcuni maestri italiani del Novecento: ritrattisti classici e fotografi in vario modo legati al mondo del cinema (fra i quali: Arturo Ghergo Tazio Secchiaroli, Pierluigi Praturlon, Franco Pinna, Chiara Samugheo, Federico Garolla, Elisabetta Catalano, Angelo Frontoni), ma anche personalità attive in tutt’altro ambito.


Pierluigi: Audrey Hepburn

E’ il caso, ad esempio, di Ugo Mulas, rigoroso interprete della scena artistica dalla metà degli anni cinquanta fino ai primi  settanta, di cui vengono presentati alcuni scatti che ritraggono Alberto Sordi durante le riprese del film di Tinto Brass Il disco volante (1964).


Ugo Mulas: Alberto Sordi

Ed è il caso, soprattutto, di Mario Schifano, il quale, oltre ad essersi cimentato direttamente nella realizzazione di film, nei suoi lavori di matrice fotografica -e in particolare nelle polaroid scattate allo schermo televisivo, ha indirizzato spesso la sua attenzione sul repertorio cinematografico.


Mario Schifano: Marco Ferreri

In mostra vengono proposte non le foto rielaborate pittoricamente a partire dagli anni ottanta (un filone tanto prolifico quanto già ampiamente documentato in diversi eventi espositivi), ma una selezione di polaroid del decennio precedente In queste opere è ancora il piacere occasionale quanto compulsivo dello scatto, la pulsione della ripresa istantanea, a definire il senso del lavoro di riappropriazione del reale da parte dell’artista. Le foto dei film che passano in TV nascono come quelle dei personaggi del mondo del cinema di passaggio a casa Schifano: da Dominique Sanda a Marco Ferreri.


Mario Schifano: senza titolo

Protagonisti della mostra sono poi appunto coloro che la storia del cinema l’hanno scritta davanti e dietro la macchina da presa.
I personaggi ritratti (da Johnny Weissmuler a Vittorio Gassman, da Luchino Visconti a François Truffaut, da Ava Gardner a Jane Fonda…)  non possono naturalmente ritenersi rappresentativi di oltre un secolo di produzione cinematografica, o anche solo della stagione più significativa del cinema italiano: dal secondo dopoguerra alla fine degli anni sessanta.


Federico Garolla: Silvana Mangano

Fra le foto trovate ed esposte da s.t., gli scatti d’autore ad alcune dive del cinema del Novecento (fra le quali: Alida Valli, Silvana Mangano, Sofia Loren, Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot… ), si affiancano ad anonime foto promozionali di attori di secondo piano.
Da tale prospettiva, la mostra documenta, una volta di più, come lo spettatore contemporaneo sia spesso votato a rintracciare un’inedita densità estetica proprio fra i documenti extra-artistici, le immagini senza qualità, della nostra storia culturale.


Tarzan, the Ape Man (1931)

Il trucco originale consisterebbe dunque proprio in questo: lo stratagemma -più o meno consapevole e raffinato- con il quale il cinema dà corpo al suo mondo sfuggente, popolando di immagini fisse e icone fluttuanti il paesaggio quotidiano; e il sortilegio grazie al quale la fotografia, a sua volta, riesce fatalmente ad imbellettare e abbellire anche le scene meno memorabili del reale.

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