Richard Tuttle

Richard Tuttle nasce a Rahway, New Jersey, nel 1941. Studia al ‘Trinity College’ di Hartford, nel Connecticut e, nel 1963, si trasferisce a New York dove frequenta la ‘Pratt School of Design’ e la ‘Copper Union’. Nel 1964 crea i suoi primi cubi di carta, piccole sculture (7 centimetri di base) realizzate piegando e ritagliando un semplice foglio di carta. Negli anni successivi continua a lavorare su forme semplici fuori da ogni logica figurativa o rappresentativa, utilizzando un’ampia gamma di mezzi (la tela, il compensato, la corda, il filo elettrico, la latta, il cartone), materiali poveri, ordinari.
La manipolazione che l’artista compie su di esse non richiede particolari abilità artigianali; a colpire è semmai la semplicità della costruzione, custode di una inattesa forza espressiva.
Tuttle tiene la sua prima personale nel 1965 alla Betty Parsons Gallery di New York. Sale alla ribalta internazionale nel ’67 quando espone al Whitney Museum Tan Octagon. Si tratta di una tela colorata cucita a mano (e non tesa su telaio) a forma di ottagono, appesa con dei chiodini alla parete, un’opera a metà strada tra pittura e installazione.
Nel 1972 realizza la serie Wire Pieces, 10 pezzi che eludono ogni consistenza fisica e volumetrica, sfuggendo ad ogni possibile definizione di genere: Tuttle traccia con la matita alcune linee sulla parete e modella un sottile filo di metallo lungo il percorso del tracciato lineare; fissa il filo tra due chiodi o lo lascia penzolare da un unico chiodo. Matita, filo, ombra si sovrappongono in un sottile gioco di spessori.
Sebbene il linguaggio di Tuttle sia stato spesso associato al minimalismo, di cui condivide l’approccio concettuale, appare estraneo alle componenti geometrico-strutturali tipiche di quella stagione e più incline ad un approccio intuitivo e immediato alla vita e all’arte; mantiene semmai un legame con il ‘caos’ della cosiddetta Anti-Form.
Nella seconda metà degli anni Settanta l’artista realizza un grande numero di assemblages con una varietà infinita di oggetti e materiali estemporanei, creazioni ibride fatte di polistirolo, chiodi, stoffa. L’opera si presenta nella sua fragilità, è piccola, scheggiata, graffiata; essa celebra la sua leggerezza e la sua umana vulnerabilità ma, a dispetto delle ridotte dimensioni, determina lo spazio con sorprendente intensità.
A partire dagli anni ottanta gli assemblages divengono più colorati e ‘ambientali’ e i diversi elementi si distribuiscono lungo tutte le pareti della sala espositiva (Crickets, 1991 – Sala Montcada, Fundaciòn “la Caixa”, Barcelona). Negli anni Novanta realizza una serie di sottili sculture in legno dipinto, intitolata Inside, the Still Pure Form.

Richard Tuttle | photo by Boru O’Brien O’Connell


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