Mario Orfini


Mario Orfini

Mario Orfini nasce a Lanciano (Chieti) il 4 novembre 1936. Ai nati in quel giorno il regime fascista dava un premio in danaro. Ma suo padre Nicola, artigiano e comunista, i soldi da Mussolini non li voleva proprio, così si recò all’anagrafe con un giorno di ritardo e registrò la nascita il 5 novembre.
Orfini, come molti giovani meridionali, all’inizio degli anni Sessanta interrompe gli studi per emigrare a Milano in cerca di fortuna.
In quegli anni il capoluogo lombardo era una delle più vivaci città europee. Gallerie d’arte, librerie, teatri, musica, dibattito politico e culturale, la avvicinavano a Parigi e persino a New
York.
Orfini lavora come correttore di bozze alla Rizzoli e in seguito collabora al quotidiano Stasera, per il quale scrive pezzi di cronaca cultural-mondana.
Frequenta il mitico bar Giamaica, vicino all’Accademia di Brera, dove si incontrano artisti, scrittori, giornalisti e fotografi. Diventa amico di Mario Dondero e Ugo Mulas. Discutono di fotografia, di giornalismo e, soprattutto, di politica. Si appassionano alle prime lotte sindacali nella Spagna franchista, al post-colonialismo in Africa, ai movimenti rivoluzionari in America Latina.
Sarà Dondero a mettergli tra le mani la prima macchina fotografica e a incoraggiarlo e diventare fotoreporter.
Da quel momento inizia a collaborare come free-lance con Vie Nuove, Le Ore, Tempo Illustrato, Panorama, Il Mondo di Pannunzio, L’Espresso, Il Giorno.
Nel 1969 si trasferisce da Milano a Roma per seguire la sua nuova passione, il cinema.
Come regista ha diretto, tra gli altri, “Mamba” con Trudy Styler e “L’anniversario” con Laura Morante e Luca Zingaretti.
Come produttore, accanto a film di grande successo come “Porci con le ali”, “Il Papocchio” di Renzo Arbore con Roberto Benigni, “Così parlò Bellavista” di e con Luciano De Crescenzo, “Il portaborse” insieme a Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, ha realizzato raffinate opere di autori come Emidio Greco, Roberto Faenza, Fabio Carpi, Abel Ferrara.
Nel 2011 Postcart ha raccolto alcune delle sue fotografie più emblematiche in un libro intitolato Anni felici