Mario Carbone | Settimana Internazionale della Performance. Bologna, 1977

“Sotto gli occhi di tutti, almeno dei presenti, avvengono appunto le esibizioni nude e dirette del corpo con tutti i suoi prolungamenti; ma l’occhio nudo degli spettatori che fanno circolo è prontamente doppiato dai molti occhi meccanici o elettronici degli apparecchi fotografici e delle ‘camere’ che coi loro clic e il loro tenace ronzio fanno da sottofondo…”. Con queste parole Renato Barilli presentava la Settimana Internazionale della Performance promossa dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna dal 1 al 6 giugno 1977. Per sei giorni, lungo le sale espositive e negli spazi esterni del museo si erano succedute ininterrottamente dal pomeriggio alla sera quarantanove azioni di artisti italiani e internazionali. La riflessione del curatore metteva a fuoco il carattere particolare di esperienze artistiche immateriali e impermanenti e la necessità di affidarne la testimonianza al film, al video e all’immagine fotografica. Attraverso la sua società D.A.R.C. e nella doppia veste di produttore e regista, Mario Carbone ha realizzato in quell’occasione sette cortometraggi a colori per documentare (con la voce e i racconti dello stesso Barilli) le performance di Hermann Nitsch, Marina Abramović e Ulay, Renate Bertlmann, Vincenzo Agnetti, Robert Kushner, Geoffrey Hendricks e Brian Buczak, Giordano Falzoni. Come sua abitudine, Carbone non ha rinunciato a seguire anche con l’obiettivo della sua macchina fotografica alcuni appuntamenti-chiave della manifestazione bolognese, componendo in tal modo un significativo corpo di immagini in bianco e nero. Oltre alla storica Imponderabilia di Abramović e Ulay e agli artisti filmati nei corti, le fotografie fissano le performance di Luigi Ontani, Fried Rosenstock, Luca Patella, Linda Christanell, Vettor Pisani e di tanti altri ancora. Ampio spazio è stato concesso, infine, a ciò che poteva rappresentare il ‘dietro le quinte’ della rassegna: l’allestimento delle performance, gli scambi di battute tra gli artisti, il pubblico e i critici nelle sale della Galleria, le pause all’aperto.