Eva Sauer

s.t. foto libreria galleria, Roma
12 dicembre 2008 – 01 febbraio 2009

s.t. foto libreria galleria presenta per la prima volta in Italia il lavoro della fotografa italo-tedesca Eva Sauer.
Nata a Firenze nel 1973, la Sauer si trasferisce a Dusseldorf nel 1985; Dopo il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Amburgo, lavora come fotografa di moda e direttrice della fotografia in cortometraggi di finzione e documentari. In seguito dirige lei stessa dei video di documentazione su collezioni d’arte e di design: a breve uscirà il catalogo da lei realizzato dei migliori pezzi della Poltronova.
La mostra propone una selezione di opere -venti stampe a colori, nei due formati 30×30 e 80×80- frutto dei progetti su cui l’artista sta attualmente lavorando, centrati sul paesaggio urbano: immagini, per lo più, di spazi antropizzati, in cui risaltano l’attenzione per l’architettura e per il paesaggio. Utilizzando una Hassemblad 6×6, Eva Sauer registra il territorio durante i suoi spostamenti tra nord e sud, tra est ed ovest: dal porto di Amburgo alla costa atlantica del Portogallo, dai paesaggi boschivi della Foresta Nera agli edifici non finiti che puntellano la nostra penisola.
L’interesse per il paesaggio -nella doppia accezione di ambiente architettonico e paesistico- trova nella collaborazione con architetti ed urbanisti attivi in Italia e in Europa un momento di fertile scambio di competenze e di sguardi: alla documentazione dei progetti del gruppo internazionale di arti urbane Stalker, segue nel 2008 la collaborazione con il gruppo AVATAR-Architettura, con il quale l’artista ha esposto alla recente edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia (Out There: Architecture Beyond Building, 2008).
L’attenzione con cui la Sauer guarda al territorio urbano non deve tuttavia trarre in inganno circa l’esito finale di tale ricerca: le sue immagini, infatti, non appaiono riconducibili all’ambito della trasferisce a Dusseldorf nel 1985; Dopo il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Amburgo, lavora come fotografa di moda e direttrice della fotografia in cortometraggi di finzione e documentari. In seguito dirige lei stessa dei video di documentazione su collezioni d’arte e di design: a breve uscirà il catalogo da lei realizzato dei migliori pezzi della Poltronova.
La mostra propone una selezione di opere -venti stampe a colori, nei due formati 30×30 e 80×80- frutto dei progetti su cui l’artista sta attualmente lavorando, centrati sul paesaggio urbano: immagini, per lo più, di spazi antropizzati, in cui risaltano l’attenzione per l’architettura e per il paesaggio. Utilizzando una Hassemblad 6×6, Eva Sauer registra il territorio durante i suoi spostamenti tra nord e sud, tra est ed ovest: dal porto di Amburgo alla costa atlantica del Portogallo, dai paesaggi boschivi della Foresta Nera agli edifici non finiti che puntellano la nostra penisola.
L’interesse per il paesaggio -nella doppia accezione di ambiente architettonico e paesistico- trova nella collaborazione con architetti ed urbanisti attivi in Italia e in Europa un momento di fertile scambio di competenze e di sguardi: alla documentazione dei progetti del gruppo internazionale di arti urbane Stalker, segue nel 2008 la collaborazione con il gruppo AVATAR-Architettura, con il quale l’artista ha esposto alla recente edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia (Out There: Architecture Beyond Building, 2008).
L’attenzione con cui la Sauer guarda al territorio urbano non deve tuttavia trarre in inganno circa l’esito finale di tale ricerca: le sue immagini, infatti, non appaiono riconducibili all’ambito della fotografia documentaria che ha cari gli ambienti industrializzati, quale quello caratteristico della scuola tedesca erede della lezione dei coniugi Becher. Sebbene anch’essa di Dusseldorf -dove i Becher hanno educato più generazioni di artisti all’Accademia di Belle Arti- la Sauer ha preferito studiare all’Accademia di Amburgo, segnando così da subito il suo distacco da quella tradizione: a una ricerca centrata sulla ricognizione per tipologie di edifici, di spazi e di contesti,  ha preferito dunque un lavoro che punta ad una resa enigmatica e fantastica della realtà. Attraverso un uso compositivo, drammaturgico, del colore -la strada illuminata da un fascio di luce compatto e potente durante la notte, l’edificio retro illuminato dalla luce calda degli ambienti domestici, l’alba che ritaglia i contorni degli edifici industriali del porto di Amburgo –, le fotografie dell’artista italo-tedesca svelano una matrice romantica che proprio nella resa del paesaggio si esprime al suo meglio. Secondo questa tradizione, il paesaggio è la manifestazione esteriore dei movimenti interiori dell’animo; l’emozione è sempre sul punto di svelarsi senza mai però farlo compiutamente.
In termini simili, per Eva Sauer, la trasfigurazione del quotidiano in possibili mondi fantastici è prediletta alla pura registrazione: le sue fotografie sono un susseguirsi di istanti enigmatici, di sospensioni di senso ed intenti, più prossimo alla messa in scena teatrale che alla documentazione. Sebbene la fotografa non lavori alla costruzione di set veri e propri – come sperimentato da alcuni artisti contemporanei: da Jeff Wall a Gregory Credwson– le sue immagini si offrono come altrettante mises en scène, che lasciano intravedere solo un istante di una storia che sta a noi interpretare e magari continuare a sviluppare.

 

 

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