Sara Munari | Di treni di sassi di vento

s.t. foto libreria galleria, Roma
4 – 21 marzo 2009

Giovedì 4 marzo 2009, alle ore 19:00, s.t. foto libreria galleria inaugura la mostra Di treni di sassi di vento della fotografa Sara Munari, promossa da Amnesty International, Gruppo 221, Roma Centro,  a cura di Diego Mormorio.

All’inaugurazione saranno presenti Giusy D’Alconzo di Amnesty International e Ulderico Daniele dell’Osservatorio sul razzismo e le diversità “M. G. Favara” della Università di Roma 3.

Le fotografie sono state scattate nell’estate del 2009 in un Campo Rom in Albania: la testimonianza di una persona, una fotografa, che senza pregiudizi vuole rappresentare momenti, atmosfere, luoghi di vita di una comunità che esprime in modo affascinante la propria personalità, la propria voglia di vivere, la propria dignità. Dignità che va riconosciuta e rispettata, lì come altrove, in Italia e ovunque.
Amnesty International ha più volte ricordato alle autorità locali e nazionali dei paesi nei quali sono avvenuti sgomberi forzati, che questa pratica -effettuata, generalmente, con l’assenza di consultazioni e senza la notifica dello sgombero, che deve precedere l’individuazione di un’adeguata sistemazione alternativa – è vietata dal diritto internazionale dei diritti umani; perpetua la segregazione su base etnica e viola gli impegni assunti, in sede internazionale, dai paesi che la praticano.
In questa azione di informazione e denuncia delle violazioni e degli abusi dei diritti umani che colpiscono il popolo Rom ha un posto importante la testimonianza (da poco tempo il popolo Rom ha iniziato ad utilizzare lo strumento della scrittura per raccontare agli altri, ai gaje – i non zingari – la propria storia, da sempre trasmessa oralmente all’interno dei gruppi familiari). In questo ambito la fotografia può essere uno strumento utile sia a documentare violazioni e abusi; sia, come in questo caso, per imparare ad avvicinarci alla vita del popolo degli “uomini”:  i Rom appunto.

La fotografa Sara Munari, affascinata da esperienze che la avvicinano a culture diverse, ha voluto intraprendere, dopo il viaggio in India dal quale è stato tratto il volume fotografico”Oceano India”, un viaggio verso una cultura forse ancora più lontana, anche se molto più a portata di mano: quella dei Rom. Con la sua capacità di lasciarsi condurre dall’empatia, e il suo approccio limpido, totalmente privo dei pregiudizi che spesso chiudono gli occhi di coloro che, anche inconsapevolmente, si lasciano dominare dai luoghi comuni, Sara Munari ha saputo guardare: è stata in grado di vedere cose, sentimenti, emozioni di una comunità autentica e , nonostante tutto, straordinariamente libera. Attraverso il suo sguardo riusciamo a captare qualcosa di quella gente, di quei bambini, di quel mondo, e questo è il dono più prezioso della sua fotografia. L’esposizione di s.t. foto libreria galleria ci consente di avere una sintetica visione del suo più vasto lavoro, condotto con cura e con la consueta bravura, con una serie di foto a colori e in bianco e nero. Un grazie per un reportage che non è solo testimonianza e documentazione o denuncia, ma molto di più.
Diego Mormorio

Davvero gli zingari rubano i bambini?
A Lecco, io sono di Lecco, si pensa, a causa di un caso accaduto non molto tempo fa, che le zingare, mentre ti leggono la mano o i tarocchi o i fondi di caffè, non solo fregano i portafogli dalle tasche, ma anche i figli dalle culle. E allora via… sgombero dei campi, cartelli minatori, tutti allarmati.
C’è anche una pessima retorica al contrario sugli zingari, sui ribelli, i banditi. È la faccia concava dell’ottusità convessa, quella dei pregiudizi; fa il paio con la leggenda dei furti dei bambini. E’ la retorica rovesciata dei miserabili, degli umili manzoniani, le “Anime perse” di De André, con l’idea che non bisogna chiamarli zingari ma Rom o Sinti, che i campi sono belli come accampamenti indiani nel bel mezzo delle metropoli, che i lori riti tribali sono gioia…
Gli zingari sono dei profughi apolidi, gente che non sta da nessuna parte. Non mi piace la retorica che li beatifica, ma non sono solo ladri o ladri di bambini. E anche se quelle donne di Lecco davvero avessero tentato di rubare quella bambina, non risulta che gli zingari siano il popolo che ruba i bambini.
Così sono andata a vedere di persona chi fossero questi Rom, ci sono stata con loro, ne ho conosciuti, ho visto le loro case e ho giocato coi loro bambini.
Ho scoperto il loro segreto, credo godano ogni giorno di piccole cose, cose legate al viverla la vita. Il sole, uno sguardo, un bicchiere di Coca Cola. Si spostano sotto le stelle in una vita semplice, legata al fatalismo e a leggi fissate dal destino.
Si, sono accattoni, rubano, non sono istruiti, sono sporchi e mal curati, non tutti e poi, chi lo fa, perchè?
Agli occhi della società la cultura zingara rifugge, ancor oggi, a una definizione stereotipata.
Affermando la propria orgogliosa identità attraverso innumerevoli strategie di adattamento e di sopravvivenza, per il continuo mutare delle situazioni politiche, sociali ed economiche.
A Tirana, dove sono stata, ho avuto l’impressione che ci fosse la predisposizione da parte di molte associazioni a cercare un possibile dialogo per trovare le vie di una convivenza intelligente e pacifica che assicuri loro qualche tipo di sviluppo.
Tra i giovani Rom, e lì erano tanti, praticamente tutti, c’era una curiosità ed una disponibilità, nei nostri confronti, che mi ha positivamente colpita.
Si potrebbe costruire con loro un rapporto paritetico e rispettoso? Nelle giornate calde e convulse passate nel campo me lo sono spesso chiesta.
Io non riesco ad avere una risposta certa, ma credo che questa sia la direzione nella quale si debba lavorare.
Come diceva Einstein, “è più facile disintegrare un atomo che un luogo comune. 

Sara Munari

Sara Munari nasce a Milano nel 72. Vive e lavora a Lecco. Studia fotografia all’Isfav di Padova dove si diploma come fotografa professionista. Apre, nel 2001, LA STAZIONE FOTOGRAFICA, Studio e galleria per esposizioni fotografiche e corsi, nel quale svolge la sua attività di fotografa. Docente di Storia della fotografia, reportage, ritratto e composizione, presso l’Istituto Italiano di fotografia di Milano e di comunicazione visiva e tecnica fotografica presso l’Isgmd di Lecco. Collabora con l’Università Cattolica di Milano per alcune pubblicazioni. Dal 2005 al 2008 è ideatrice e direttore artistico del Leccoimmagifestival, manifestazione inserita in Portfolio Italia, per il quale organizza mostre di grandi autori della fotografia Italiana e giovani autori di tutta Europa. Organizza workshop con autori di rilievi nel panorama nazionale quali: Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Lorenzo Castore, Marco Anelli, Giovanni Umicini. Partecipa nel 2008 al premio S.Fedele. Espone in Italia ed Europa presso gallerie e musei d’arte contemporanea. Fa parte dell’Archivio Italiano di fotografia (Castellana VA) e di quello dell’Università Tor Vergata a Roma. Nel 2009 esce il suo primo libro “Oceano Indiano”. Pubblica su riviste d’Arte e Fotografia.

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